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I tdG e la scienza


La Glaciazione e il Diluvio



La seconda «scuola di pensiero» la liquidiamo subito (o quasi): essa afferma che il Diluvio avrebbe causato uno «squilibrio» nelle masse della Terra tale da inclinarne l'asse così tanto da provocare la glaciazione; tale «squilibrio» sarebbe stato causato dalle abbondanti piogge: l'acqua avrebbe "premuto" soprattutto da una parte, inclinando la Terra. Non discuteremo qui di come l'inclinazione dell'asse terrestre influisca sulla sua temperatura, né di altri meccanismi (non proposti dai creazionisti) per spiegare la Glaciazione Quaternaria; non perché non ve ne siano, ma perché non è il nostro scopo.

Diciamo solo che effettivamente anche i non creazionisti ritengono che una alta inclinazione dell'asse terrestre porterebbe a scompensi termici notevoli e potrebbe essere, se non l'unica, una delle principali cause della glaciazione. Tuttavia il meccanismo proposto dai creazionisti per spiegare l'inclinazione della Terra non è assolutamente valido. Il motivo sta in un'unica espressione: conservazione del momento angolare.

La conservazione del momento angolare è una delle principali leggi della Fisica, al pari della più nota conservazione dell'energia per intenderci, è valida sia a livello subatomico che galattico, ed impedisce (in particolare) che un sistema possa "mettersi a girare" (ovvero acquisire un momento angolare) senza qualche intervento esterno. Nel nostro caso il sistema è la Terra intera (pianeta più atmosfera, ivi comprese quindi le nubi del Diluvio che secondo i creazionisti "scientifici" erano fatte di acqua non creata "al momento" ma già presente nell'atmosfera della Terra, o per alcuni non nell'atmosfera ma comunque sul pianeta); se la Terra intera non possedeva il momento angolare necessario a ruotare nel modo in cui avrebbe ruotato (e se lo possedeva dove era?

E perché si è poi «trasferito» alla Terra all'improvviso, l'ha fatta girare di un po' e poi si è «trasferito» di nuovo da qualche altra parte? I creazionisti sono invitati a rispondere, grazie), non lo poteva acquisire in alcun modo tramite le sole forze interne. L'idea intuitiva che ciò potesse avvenire, idea basata sulle nostre esperienze quotidiane, è del tutto fuorviante; e ci dispiace solo di non poter qui discutere oltre la questione, che è complessa; difatti viene trattata solo in corsi universitari. Presupponendo che il lettore non abbia i prerequisiti (di conoscenza, non di intelligenza) adatti a comprendere l'argomento, non proseguiamo; chi invece è in grado di affrontarlo, si documenti su un testo di Fisica Generale 1 o Meccanica Razionale.

Ci sono tuttavia alcuni che fanno l'ipotesi di piogge di meteoriti o scontri con altri pianeti (forze esterne). In realtà di queste ipotesi noi non dovremmo occuparci, visto che poco o nulla hanno a che fare col Diluvio, o meglio con la teoria che il Diluvio avrebbe causato la Glaciazione. Tali ipotesi fra l'altro potrebbero, in linea di principio, anche essere accettate dagli evoluzionisti (ovviamente non con tutte le conseguenze che ne traggono i creazionisti!). Tuttavia ci sentiamo di dire qualcosa anche su di esse, per mostrare come esse, soprattutto se effettivamente si richiede che esse possano spiegare la Glaciazione Quaternaria e/o il Diluvio (ma abbiamo delle riserve per motivi che esporremo solo alla fine), ma comunque anche per il solo fatto di essere avvenute, richiedano o tempi molto lunghi o ipotesi piuttosto improbabili.

Infatti c'è un altro aspetto da considerare: abbiamo già detto che sempre lei, la conservazione del momento angolare, così come impedisce che un corpo acquisti un momento angolare (si metta a ruotare) senza cause esterne, così impedisce che un corpo smetta di ruotare (perda il suo momento angolare) senza cause esterne. Se dunque lo scontro col pianeta ha fornito alla Terra un certo momento angolare, cos'è poi che glielo ha tolto, quando essa si è fermata con l'asse molto inclinata? E perché adesso l'asse di rotazione è di nuovo «normale»? Insomma lo scontro col pianeta può solo spiegare uno dei quattro fenomeni che si sarebbero dovuti verificare perché la glaciazione avvenisse nel modo proposto e che sono:

1) acquisizione di un certo momento angolare;
2) perdita di quel momento angolare quando l'asse era molto inclinato;
3) ri-acquisto di un certo momento angolare
4) ri-perdita di quel momento angolare nella posizione attuale dell'asse terrestre. Tipicamente i creazionisti non si occupano di questo problema, si limitano a proporre un metodo per il primo fenomeno e basta, perciò vedremo di fare delle ipotesi noi su come si sarebbero potuti verificare gli altri, verificheremo la loro plausibilità, e ci occuperemo però anche del primo.

Rimarchiamo tuttavia che anche gli altri fenomeni devono essersi prodotti: abbiamo letto troppe volte di inclinazioni dell'asse terrestre seguite... da un bel niente: l'asse terrestre, se si inclina, non si rimette a posto da solo! Talvolta qualcuno ha farfugliato riguardo all'effetto di altri pianeti. Ciò è estremamente improbabile per ragioni che sarebbe qui difficile spiegare (in sostanza, per essere abbastanza vicini da influenzare l'asse terrestre in modo così rapido, i fantomatici altri pianeti sarebbero stati quasi sicuramente abbastanza vicini anche per cozzare contro la Terra... ricordiamoci che c'è l'attrazione gravitazionale!), e francamente in questo caso ci sentiamo di chiedere noi, ai creazionisti, di dimostrarci, coi conti, che ciò si sarebbe potuto verificare.

Sono conti troppo difficili, e l'ipotesi è francamente così assurda, che diciamo: siano loro, per una volta, a portare le prove di quanto sostengono!

È lecito comunque chiedersi se non ci siano dei modi per semplificare un po' il problema. Ad esempio potrebbe venire in mente di «ridurre il numero di fenomeni a due» grazie ad un trucchetto: attribuendo i fenomeni 2 e 4 all'attrito con l'atmosfera, nell'ipotesi che solo il globo terrestre, e non la sua atmosfera, si fossero messi a ruotare.

Non sappiamo, in tutta onestà, quanto sia plausibile che ciò possa avvenire; in linea di principio sì, ma in ogni caso servono tempi lunghi. Infatti - come ora vi mostreremo - o la rotazione terrestre, dovuta ai due impatti [quello richiesto dal punto 1 e quello richiesto dal punto 3; per la «simmetria» dei fenomeni nel seguito ci occuperemo solo di uno di essi, inizio di moto ed arresto, e le stesse considerazioni si applicheranno anche all'altro; in totale quindi i periodi di tempo vanno almeno moltiplicati per 2, "almeno" perché c'è anche il tempo intercorso fra il fenomeno 2 ed il fenomeno 3], era incredibilmente lenta, ed allora forse (si veda più sotto...) l'attrito poteva "fermarla" in un tempo ragionevole, ma in compenso la rotazione avrebbe richiesto tempi lunghi; oppure, se la rotazione era veloce, il tempo per "fermarla" sarebbe stato notevolmente più lungo; in ogni caso almeno uno dei due fenomeni richiede tempi lunghi. Vediamo di fare un po' di conti.

Assumiamo che le velocità siano talmente basse da poter considerare l'attrito come proporzionale alla velocità (vedremo fra poco che le velocità devono essere effettivamente molto basse, o... servono troppi meteoriti!). Dobbiamo comunque giustificare le virgolette che abbiamo posto sulla parola «fermarla»: il fatto è che in teoria l'attrito viscoso non è in grado di fermare alcunché, in quanto fa decrescere la velocità a 0 esponenzialmente, molto in fretta quindi ma in modo tale che la velocità non raggiunge mai il valore nullo, se non in tempi infiniti.

Chiaramente però per velocità bassissime si può ritenere che il corpo in esame sia praticamente fermo, ed è così che si fa usualmente (anche perché di solito intervengono altri fenomeni che si sovrappongono a quello in esame con effetti alla lunga maggiori): si ritiene che il corpo sia fermo per tempi maggiori di "qualche volta" (3-5 volte in genere) la costante di tempo del sistema (corpo + fluido nel nostro caso). Allora la domanda se l'attrito potesse fare qualcosa o meno in tempi brevi si riduce a: quanto vale la costante di tempo per il nostro sistema? Possiamo paragonare il fenomeno al moto di una sfera nel fluido, ed usare la formula di Stokes per il coefficiente di attrito:

b = 6phr

dove b è il coefficiente d'attrito, r il raggio della Terra, h la viscosità dell'aria che in condizioni normali vale 1,8·10-5 Pa·s. Obiezioni: 1) la Terra non è una sfera, 2) la viscosità poteva essere abbastanza diversa dal normale se le temperature erano molto diverse e soprattutto 3) la formula di Stokes vale se la sfera si muove in un condotto che sia di dimensioni molto maggiori di lei, mentre in questo caso è la Terra ad avere dimensioni molto maggiori della sua atmosfera (anche se però -badate bene- non si muove in un condotto). Quest'ultima correzione sarebbe calcolabile, e così pure quella della viscosità; quella della non sfericità no, ma non darebbe luogo a grandi differenze. Ma, dovete sapere, noi siamo un po' pigri. E allora sapete che facciamo? Prendiamo il coefficiente dato dalla formula di Stokes, e lo aumentiamo a dismisura, sì da renderci immuni da ogni critica. E di quanto lo aumentiamo? Di un milione. Sì, avete letto bene: un milione. perché così tanto? Ve lo diciamo subito: in questo caso infatti risulta b = 2,16·109 kg/s e la costante di tempo t risulta pari a

t = mterra/b = 87,7·106 anni

cioè più di 87 milioni di anni. Un po' troppo per un creazionista, no? Ecco perché non ci crea problemi aumentare in maniera assurda il coefficiente b : il risultato è comunque un tempo troppo lungo perché sia percorribile questa strada: l'attrito non può aver fermato la Terra! C'è chi ha chiamato in causa fenomeni dissipativi legati all'attrito con l'acqua (degli oceani). Ma in realtà l'acqua avrebbe dovuto ruotare con la Terra e non sarebbe stata soggetta ad oscillazioni molto diverse da quelle attuali, dovute ai fenomeni mareali.

È vero che questi fenomeni rallentano il moto della Terra... ma rallentano il moto di rotazione attorno all'asse terrestre, non avrebbero potuto avere quasi nessuna influenza sulla rotazione attorno ad un asse ad esso perpendicolare; a meno che la Luna una volta non ruotasse attorno alla Terra in modo molto diverso o non vi fosse un'altra Luna... ma sembra tutto molto improbabile (e manca il benché minimo straccio di prova a riguardo), o no?

C'è però una alternativa al "metodo di frenamento" qui sopra proposto per «ridurre il numero dei fenomeni a due»: basta supporre che l'asse terrestre inizialmente avesse un'altra inclinazione (di modo che le fasi diventano: acquisizione di un certo momento angolare e perdita dello stesso; la posizione finale è quella attuale!). Ad esempio alcuni (creazionisti) ritengono che l'asse terrestre inizialmente non fosse inclinato.

In questo caso ovviamente la semplice inclinazione dell'asse non avrebbe potuto provocare la glaciazione (altrimenti vivremmo in una glaciazione a tutt'oggi!) e difatti vengono chiamate in cause le altre conseguenze dell'impatto coi meteoriti. Vogliamo tuttavia insistere per un momento sul fatto che le piogge di meteoriti necessarie per sostenere questa tesi restano sempre due, entrambe altamente improbabili, oppure si deve supporre lo scontro fra la Terra ed un altro pianeta e la pioggia di meteoriti, oppure infine un doppio scontro con altri pianeti. Gli scontri planetari sono eventi a dir poco rarissimi e quindi crediamo nessuno voglia sostenere che ne sia avvenuto più d'uno, salvo ovviamente evidenti prove geologiche, e restano quindi solo gli altri avvenimenti: due pioggie di meteoriti, o una pioggia di meteoriti ed uno scontro planetario.

Ma le piogge di meteoriti delle proporzioni immani richieste (e che fra un po' calcoleremo) sono eventi improbabilissimi, e ai creazionisti ne servirebbero o due, o una ed un improbabile scontro planetario; e, se tali collisioni fossero avvenute, fra l'altro in periodi così poco distanti dal nostro come vogliono i creazionisti, non avrebbero dovuto lasciare tracce evidenti? In realtà i meteoriti creano senz'altro meno problemi "geologici" relativamente alle tracce lasciate in quanto, essendo molto più piccoli di un pianeta, possono lasciare segni molto più facilmente "cancellabili" dal tempo (specialmente ammettendo un diluvio che avrebbe rimodellato il volto del pianeta); fra l'altro, un insolito accumulo di un metallo raro, ma presente spesso sui meteoriti, l'iridio, all'incirca negli strati del periodo in cui si sono estinti i dinosauri... beh, potete immaginare, se già non lo sapete, come viene interpretato. Resta però appunto il problema di cui si è accennato sopra e cioè le proporzioni di questa pioggia di meteoriti. Facciamo alcuni conti.

Si ritiene che l'inclinazione della Terra sia variata, a causa di questi impatti, di almeno 20°. Bene. Ora, quanto è grande un meteorite? Il più grande cratere oggi esistente è il Meteor Crater, in America, largo1220 m e profondo 180 m. Il meteorite corrispondente, verosimilmente di forma approssimativamente sferica, doveva avere un diametro un po' più piccolo di quello del cratere (dopo il violentissimo impatto si sarà «schiacciato», cioè allargato ai lati ed abbassato). Prendiamo dunque come dimensione di un meteorite di enormi proporzioni un meteorite di raggio pari a 1000 m al momento dell'impatto al suolo.

Quanto può pesare un meteorite? Facciamo pure l'ipotesi che fosse di ferro puro (dunque il più pesante possibile, compatibilmente che la composizione dei meteoriti; il metallo più pesante è in effetti l'osmio ma nessuno ha mai trovato meteoriti fatti di osmio, mentre meteoriti fatti quasi totalmente di ferro sì); la densità del ferro è 7880 kg/m3 e corrispondentemente la massa dei meteoriti era di 3,3·1013 kg.

La velocità di un meteorite è compresa fra i 10 ed i 70 km/s e dipende dalle sue dimensioni: quasi indipendentemente dalla loro velocità di ingresso nell'atmosfera, infatti, i meteoriti colpiscono la Terra quando hanno raggiunto la loro velocità limite, dovuta al "gioco" delle forze di attrito e dell'attrazione gravitazionale. Per inciso diciamo che si può calcolare che per questi meteoriti la velocità limite è di 23 km/s (assumendo un coefficiente aereodinamico C = 0,3). Ma prendiamo pure una velocità di 70 km/s.

Il momento di inerzia della Terra (rispetto all'asse di nostro interesse, ortogonale all'asse terrestre; abbiamo ovviamente approssimato la Terra con una sfera di raggio pari al raggio polare, di 6356,912 km, e di massa pari a 5,98·1024kg, ed abbiamo quindi usato la formula per il momento di inerzia di una sfera I = 2/5·m·r2) è I = 9,67·1037 kg·m2. Abbiamo ora tutti i dati per cominciare.

Supponiamo che i meteoriti cadano tutti al Polo (massima distanza dall'asse di rotazione), e con velocità diretta ortogonalmente all'asse di rotazione. Per chi non si intendesse di Meccanica, stiamo facendo le migliori ipotesi affinché l'impatto dei meteoriti risulti il più efficace possibile per produrre la rotazione della Terra. In questo modo si riduce il numero di meteoriti richiesti. Ovviamente altre ipotesi (più realistiche!), come: meteoriti più piccoli, di massa minore, caduti a più latitudini, con velocità più piccole e non sempre ortogonali all'asse di rotazione ma formanti vari angoli; fanno aumentare, anche considerevolmente (se agenti tutte insieme), il numero di meteoriti richiesto: dimezzando la loro massa raddoppia il numero richiesto, e così via.

Figura 3.6. L'impatto dei meteoriti sulla Terra (meteoriti non in scala) nelle nostre (improbabili) ipotesi: meteoriti
caduti tutti alla massima distanza dall'asse di rotazione e con velocità ad esso perpendicolari.

Calcoliamo il numero di meteoriti necessario a fornire alla Terra una certa velocità angolare. Si ha M = I·w, con w velocità angolare ed M è il momento angolare fornito dall'impatto di N meteoriti e che vale quindi M = N·m·v·r, con m massa di un meteorite, v la sua velocità, ed r il raggio polare della Terra. Immaginiamo ora che la velocità angolare della Terra acquisita grazie all'impatto dei meteoriti fosse di 10-11 rad/s (è una velocità piccolissima). In tal caso sarebbero serviti "solo" circa 66 meteoriti. 66 meteoriti delle enormi dimensioni sopra descritte, e così massicci, sarebbero dovuti cadere sulla Terra. Sarebbe stata una delle più colossali, se non la più colossale piogge di meteoriti mai caduta sulla Terra, e, crediamo, su ogni altro pianeta del Sistema Solare!

Ma quel che è peggio è che per percorrere 20° a 10-11 rad/s servono più di 1100 anni! Un po' troppo per un creazionista no? Dobbiamo aumentare la velocità di rotazione. Ma allora il numero di meteoriti richiesti cresce in proporzione diretta. Se vogliamo scendere a circa 110 anni (ci sembra ancora un po' troppo: i creazionisti parlano di congelamento veloce, usano queste tesi per giustificare una rapida glaciazione e spiegare così ad esempio il «rapido congelamento dei mammuth»), servono 658 meteoriti. La massa di questi meteoriti sarebbe di circa 3,6 miliardesimi di quella terrestre; sembra poco detto così ma ciò corrisponde (sempre prendendo come densità dei meteoriti quella del ferro!) al volume una sfera di raggio pari a 3 km! Dove è finito questo materiale?

Attenzione, se vogliamo dire che si è sparpagliato, beh, dobbiamo supporre una pioggia di meteoriti molto più estesa, e quindi, come già detto aumentare il loro numero; o, se si sono «confusi» con la comune roccia, dovevano avere una composizione simile alla crosta terrestre, e quindi una simile densità; il numero di meteoriti richiesti in questo caso è quasi il triplo. Personalmente riteniamo che 658 meteoriti di simili proporzioni siano già decisamente troppi. E altrettanti ne sarebbero serviti in un'altra occasione, oppure si deve supporre uno scontro planetario! Però, che "sfortunata" questa Terra: sembra che tutti i corpi orbitanti nel Cosmo ce l'abbiano con lei....

Insomma i fenomeni richiesti per sostenere queste tesi non sono affatto impossibili, ovviamente, ma decisamente rari, e scarseggiano le prove per sostenerli; ora si dirà che noi evoluzionisti siamo gli specialisti degli eventi rari (tali sono, ad esempio, le mutazioni vantaggiose). Ed è vero.

Ma -a parte il fatto che noi abbiamo più prove, e che l'unico evento più raro di quelli citati e generalmente associato all'evoluzione (a torto!) è la nascita della vita sulla Terra nelle peggiori condizioni possibili (assenza di catalizzatori,...)...- bisogna fare attenzione al fatto che gli eventi da noi considerati sono molto più improbabili di quanto si possa immaginare perché c'è un fattore molto importante da considerare: l'asse terrestre ha, a tutt'oggi, dei movimenti di «rollio» (nutazione, precessione...) che sono spiegabili senza ricorrere a «residui» di scontri intergalattici (che fra l'altro provocherebbero un effetto sistematico, di continuo incremento dell'inclinazione e non di oscillazione della stessa); ne segue che i due scontri (coi meteoriti o con quel che si voglia) devono essere stati esattamente tali da compensarsi; o, meglio, devono essersi compensati entro l'errore. Vediamo cosa ciò implica.

Noi conosciamo l'inclinazione dell'asse terrestre che è di 23° 27', e tale valore è noto con una tale approssimazione da almeno 50 anni. Dunque non si devono aver avute variazioni di più di 1' in 50 anni. Ciò corrisponde ad una velocità angolare «residua» massima di 1,8·10-13rad/s. Questa è circa 1/1000 della velocità angolare alla quale corrispondeva un tempo di rotazione (per percorrere 20°) di ben 1100 e più anni; supponendo anche che la rotazione della Terra sia avvenuta a tale velocità, il contributo alla probabilità del verificarsi dei fenomeni suddetti (di rotazione ed assestamento dell'asse terrestre) per questo semplice fatto è dell'un per mille circa. Dunque in questa ipotesi la probabilità che si siano verificati i fenomeni suddetti è in realtà mille volte inferiore alla semplice probabilità che si potessero verificare quegli scontri intergalattici!

Ed abbiamo fatto il confronto con una velocità bassissima; se prendiamo la velocità (già più ragionevole) alla quale corrispondeva un tempo di rotazione di circa 100 anni, la probabilità si riduce ad un decimillesimo della probabilità che si verificassero entrambi gli scontri intergalattici richiesti.

A proposito di questo "entrambi", è da notare che gli eventi proposti sono senz'altro indipendenti, non fosse che perché sarebbero dovuti avvenire a distanze di tempo abbastanza grandi, tali da consentire prima il Diluvio e poi la glaciazione, e dunque non possono ragionevolmente essere correlati; fra l'altro si noti che essi avrebbero dovuto dare un contributo opposto alla rotazione della Terra e quindi, se ad esempio parliamo di piogge di meteoriti, sarebbero dovute probabilmente venire da direzioni molto diverse; è chiaro allora che le origini dei due gruppi di meteoriti dovevano ragionevolmente essere diverse! Pertanto la probabilità che si verificassero entrambi gli eventi è il prodotto delle probabilità che si verificassero singolarmente ed è quindi bassissima.

Ad esempio se le probabilità, per i due fenomeni, fossero entrambe pari ai 10-6 (e sicuramente sono molto più piccole, si stima che 10-6 sia la probabilità che di essere colpiti da un meteorite (sì, l'abbiamo scelta tanto per restare in tema ...) qui si parla di immani piogge di meteoriti, o scontri planetari!), cioè dello 0,0001%, la probabilità che entrambi i fenomeni si siano verificati è di 10-12, cioè dello 0,000000000001%. Tenendo conto di quanto detto sopra sulla cancellazione degli effetti dei due scontri, poi, la probabilità si riduce ulteriormente a 10-16, cioè 0,0000000000000001%.

Chiarita questa questione vogliamo arrivare al punto fondamentale: l'energia liberata da queste collisioni. Questa sarebbe stata tale da spazzar via ogni forma di vita sul pianeta (come sembrano suggerire anche i film di oggi...), e la cosa sconcertante è che pure i creazionisti sembrano rendersi conto degli enormi disastri che simili impatti avrebbero potuto generare. Ma la cosa non sembra preoccuparli granché. Anzi, ed è questo il punto, essi sostengono che il Diluvio, prima, e la Glaciazione poi sarebbe state conseguenze dell'impatto coi meteoriti. Gli scenari proposti sono diversi; per alcuni ad esempio il Diluvio non sarebbe stato in realtà una pioggia ma una serie di ondate giganti, e la Glaciazione Quaternaria una conseguenza, oltre che dell'inclinazione dell'asse terrestre, dell'abbassamento di temperatura, dovuto alla coltre di ceneri che avrebbe impedito alla luce solare di arrivare al suolo.

Forse questi signori non hanno fatto bene i conti; vediamo di aiutarli un po': possiamo farlo grazie ai conti fatti sopra sul numero di meteoriti necessari alla rotazione della Terra. Calcoliamo dunque l'energia liberata dalle collisioni di un opportuno sciame di meteoriti sul pianeta. Poiché l'energia cresce col quadrato della velocità, e linearmente con la massa, ma il momento angolare [comunicato da un meteorite] cresce linearmente sia con la massa che con la velocità, è ora "conveniente ai creazionisti" un'ipotesi che, lasciando ovviamente inalterato il momento comunicato dai meteoriti alla Terra, faccia calare la velocità degli stessi, a fronte di un aumento della loro massa totale richiesta, e quindi del loro numero; in tal modo l'energia risulta inferiore a quella che si calcolerebbe con una velocità maggiore, ed una massa minore, dei meteoriti.

Prendiamo allora v = 10 km/s, ed allora servono, per una rotazione che avvenga in 110 anni, circa 4600 meteoriti, per una massa totale di 1,521·1017 kg ed una energia cinetica quindi di 7,6·1024 J. Ora la fissione completa dell'uranio U235 libera un'energia di 8,511·1013 J/kg. Dunque l'energia liberata dall'impatto coi meteoriti è pari a quella liberata dalla fissione di 8,93·1010 kg, cioè 89 miliardi di kg, di Uranio-235. Tale energia basta per distruggere il pianeta centinaia e centinaia di volte (per intenderci nelle comuni bombe a fissione ad uranio non sono contenuti più di 10 kg di uranio, inoltre il rendimento di queste bombe, cioè il rapporto fra la massa di uranio che subisce la fissione e quello presente non supera per solito il 20%; in definitiva l'energia liberata è pari a quella prodotta dall'esplosione di 44,5 miliardi di bombe a fissione). Crediamo che non ci sia bisogno di aggiungere altro.
* * *
Non abbiamo ancora finito. Anzi. Anche ammesso che la Glaciazione Quaternaria sia stata dovuta al Diluvio universale, infatti, restano dei punti difficilmente spiegabili; due di questi punti sono forniti dai dati geologici e li esaminiamo subito.

Innanzitutto, il lettore si sarà accorto che, in tutta questa pagina, ci siamo (quasi) sempre appellati alla glaciazione come alla "Glaciazione Quaternaria". "Che pedanteria!" avrà pensato il lettore che non sa come stanno effettivamente le cose. Ma non è pedanteria. Infatti, i dati geologici ci indicano che, nel corso della storia del pianeta, sono avvenute almeno quattro distinte glaciazioni, ben lontane nel tempo: una alla fine dell'Archeozoico, una nel Permiano, una alla fine del Mesozoico e l'ultima, appunto, nel Quaternario. E probabilmente, nell'Archeozoico vi sono state altre 3 glaciazioni.

I dati geologici che confermano le altre glaciazioni sono esattamente dello stesso tipo di quelli che confermano l'ultima e cioè principalmente i "residui" dei ghiacciai, che sono decisamente inconfondibili, checché ne dicano certi signori come Zillmer; non abbiamo tempo per dilungarci sulla questione, consultate un testo specifico o chiedete ad un qualsiasi geologo (non creazionista ovviamente, o potrebbe falsare le informazioni a suo uso e consumo. Come dite? Anche noi possiamo farlo? È vero.

Allora, leggete ciò che dicono entrambe le parti, e decidete da voi). Non v'è poi dubbio che le glaciazioni siano distinte: sia le datazioni che i resti fossili, raccolti in tutto il mondo, confermano questo fatto; e vogliamo far notare che qui non ha importanza l'effettiva datazionedei reperti, conta solo che vi siano delle differenze, ed enormi. In particolare i fossili ci dicono che le specie presenti nelle quattro glaciazioni erano completamente diverse (tutte uguali all'interno di una stessa glaciazione, salvo estinzioni e lievi mutamenti nell'ultima, che sono stati "registrati" dalla storia grazie al fatto che essa è la più recente) e quindi le quattro glaciazioni non possono "intersecarsi" fra di loro: devono essere necessariamente avvenute in tempi distinti.

Quindi, anche se il Diluvio spiega una glaciazione, come fa a spiegare le altre? E se per le altre si rende necessario trovare altre spiegazioni, ed effettivamente le si trovano (per informazione, si sono trovate alcune cause realistiche che potrebbero spiegare le glaciazioni -checché ne dicano i creazionisti che nelle loro opere divulgative mentono spudoratamente dicendo che non esistono teorie in merito-, anche se ovviamente non possiamo essere sicuri di come sono andate effettivamente le cose), a cosa serve il Diluvio per spiegare l'ultima (ammesso che possa spiegarla, ed abbiamo visto sopra che non è poi così semplice...) ?

Ma c'è ancora un altro fatto. Non solo il Diluvio non spiega perché ci siano state più glaciazioni, esso non spiega minimamente anche la struttura di una di queste glaciazioni, l'ultima, quella a noi più vicina e della quale quindi conosciamo meglio gli eventi. I profani infatti pensano che una quando inizia una glaciazione venga improvvisamente "un gran freddo", poi "resti freddo" per un certo tempo e poi, gradualmente, ritorni il "caldo". Tale sequenza di eventi è compatibile con una glaciazione causata da fenomeni come quelli descritti dai creazionisti. Ma le cose non vanno così, non lo sono andate almeno nell'ultima glaciazione. La glaciazione avviene secondo una alternanza di periodi più freddi, detti glaciali, e di periodi meno freddi, di disgelo, detti interglaciali. Ecco la lista dei glaciali e degli interglaciali; riportiamo il tipo di periodo (anche se non ce ne sarebbe bisogno perché si alternano!), la nomenclatura europea, quella americana ed il periodo (molto approssimativo) nel quale sarebbero avvenuti in migliaia di anni (naturalmente, secondo le empie dottrine di noi evoluzionisti):


Tabella 3.2 Glaciali ed interglaciali dell'ultima glaciazione

Tutto ciò è spiegabile con le ipotesi creazioniste? Quale meccanismo avrebbe causato le alternanze di glaciali ed interglaciali? Non il semplice "phon divino" o l'evaporazione; non il riscaldamento graduale successivo, unica logica prosecuzione della glaciazione nel modello creazionista. Logica ma, come si vede, non aderente ai fatti. C'è, forse, un'unica possibilità: che i periodi glaciali ed interglaciali corrispondano a dei cicli stagionali, inverno ed estate; i creazionisti possono supporre che questi siano in parte rimasti, e per loro non è un problema "comprimere" le date per riportare migliaia di anni a pochi mesi, anzi a loro fa piacere. In tutto però la glaciazione sarebbe durata 5 anni. È poco? Sì, è decisamente poco per spiegare alcune altre cosette.

Ricordiamo infatti che ai tempi del Diluvio (e successivi) i giorni della creazione dovevano essersi conclusi. Dunque, niente nuove specie, animali o vegetali: solo, al più, variazioni all'interno della stessa specie. Ma all'inizio della glaciazione non c'erano molte delle specie presenti durante essa, le specie che, come sappiamo, si adattarono al freddo; tra di esse molte sono note, in particolare quelle che decisero di "affrontare" il freddo ingigantendosi c'erano molte delle specie presenti durante essa, le specie che, come sappiamo, si adattarono al freddo; tra di esse molte sono note, in particolare quelle che decisero di "affrontare" il freddo ingigantendosi [5], come ad esempio i mammuth, gli orsi delle caverne, i leoni delle caverne, il megalocero; anche fra i primati si ebbe una forma gigantesca, il pongide Gigantopithecus (alto 3 m); queste (ed altre) forme svilupparono anche una notevole coltre di pelo per ovvi motivi; fra gli adattamenti al freddo non va però dimenticato il nanismo[5], che vide ad esempio lo sviluppo di mammuth ed elefanti nani (il famoso Loxodonta Falconeri, della Sicilia, grande come un pony)[6].

In ogni caso, anche se la variabilità potrebbe, in alcuni casi ed in maniera molto azzardata, essere considerata come una variabilità interna alla specie, quasi tutti i ricercatori sostengono che si svilupparono nuove specie, e le prove a riguardo sono notevoli (ma si invita a consultare testi specifici a riguardo) mentre nonsono stati prodotti argomenti a favore della tesi opposta (in alcuni casi, come ad esempio quello del mammuth, per il quale anzi alcuni ricercatori hanno proposto di introdurre un nuovo genere, il genere Mammutthus - attualmente il mammuth è perlopiù compreso nel genere Elephas, quello dell'elefante indiano) .

In ogni caso, anche se non vi fosse stata speciazione, ovvero "transizione" da una specie ad una nuova, le differenze sono notevolissime, esse implicano evoluzione nel senso inteso dagli evoluzionisti e cioè una sostanziale modifica delle frequenze genotipiche della popolazione; e questa evoluzione sarebbe dovuta avvenire nel giro di pochi mesi! Neanche i più folli evoluzionisti sostengono che tanto possano cambiare le specie nel giro di (al più) poche generazioni... soprattutto, è comica (per noi) e tragica (per i creazionisti) la constatazione che, per sostenere delle tesi a favore di una interpretazione letterale del testo biblico, e quindi contro l'evoluzione, si sia costretti a supporre che si avvenuta una evoluzione...in maniera ancor più radicale di quanto fanno gli stessi evoluzionisti!!! Fra l'altro si noti che questa argomentazione continuerebbe a valere, un po' modificata, anche se si trovassero altre cause per glaciali ed interglaciali, o se si ignorasse semplicemente la loro esistenza: infatti la glaciazione, per i creazionisti, non può comunque essere durata molto ma però l'evoluzione degli animali per adattarsi al freddo c'è stata (i giorni creativi erano finiti... e perché dio avrebbe dovuto creare animali adatti al freddo prima, quando il clima era - parola dei creazionisti - molto più caldo e più uniforme su tutta la Terra? Voleva forse che soffrissero?) e per i creazionisti deve appunto essere avvenuta in tempi brevi.

Basta, non vogliamo infierire oltre. In questo momento che stiamo scrivendo, però, non vorremmo proprio trovarci nei panni di un creazionista! Tanto più che non abbiamo ancora finito. Pur non volendo rigirare il coltello nella piaga, infatti, ci sentiamo di proporre al lettore una riflessione, come dire, conclusiva; anzi, più che una riflessione, un soggetto per una riflessione personale. Questa riflessione sarà certamente scarsamente significativa per un creazionista radicale e dogmatico, e certamente, non dimostrando alcunché, ha un valore argomentativo non paragonabile a quanto sopra esposto. Tuttavia ci sembra interessante.

La riflessione è questa. I creazionisti ritengono che la Bibbia sia fonte di profonde verità; ritengono che la Genesi contenga, a grandi linee, gli inizi della storia dell'umanità (fino alla morte di Giuseppe, se non ricordiamo male). Ma allora perché non si fa menzione della glaciazione? Forse perché i ghiacci non arrivarono in Palestina? Ma la temperatura si abbassò grandemente su tutto il pianeta e certamente anche in Palestina devono essersi accorti che c'era qualcosa che non andava. Oppure un tale evento non era degno di rilievo? Tale evento secondo i creazionisti avrebbe seguito subito il Diluvio, ne sarebbe stata una conseguenza diretta e sappiamo che ha avuto risvolti drammatici, se così si può dire: molte specie si sono estinte durante o al termine della glaciazione. Possibile che la Bibbia non ne faccia neanche un cenno? Fra l'altro, Geova aveva appena punito tutti gli esseri umani per il loro comportamento ed aveva però salvato Noè e la sua famiglia perché erano giusti; perché ora punirli con una glaciazione (non ci direte che si tratta di un'esperienza piacevole speriamo).

Ad alcuni creazionisiti si possono fare delle obiezioni ancor più radicali; sono quelli che, abbiamo visto, associano al Diluvio fenomeni come piogge di meteoriti, scontri planetari e anche eruzioni vulcaniche a livello globale ed altri disastri; anche queste sono inezie non degne di essere riportate nel testo sacro? O forse Noè non se n'è accorto? Era forse troppo impegnato a piantare la vigna?...
Basta, non vogliamo essere blasfemi (non più di tanto, almeno). Ma riflettete anche su questo: le connessioni fra Glaciazione e Diluvio non solo non sono in armonia con la scienza. È anche legittimo il dubbio che esse non siano in armonia con la Bibbia. Esiste allora per qualcuno una valida ragione per sostenerle?

Phoenix

Note:

Nota 5. Per gli animali, ed in particolar modo per i mammiferi, ci sono sostanzialmente due modi per affrontare un periodo difficile come un'era glaciale; entrambi sono stati adottati dai mammiferi durante l'ultima glaciazione; essi sono il gigantismo ed il nanismo. Il gigantismo (cioè l'assumere delle forme più grandi del normale) ha il vantaggio di assicurare una miglior stabilità termica (per la semplice inerzia termica dovuta alle grandi dimensioni, come si è già detto) e dà una solida difesa contro i predatori (più aggressivi, evidentemente, nei periodi di crisi, e d'altra parte anche loro più grandi del "normale"); il nanismo (la riduzione delle dimensioni) consente di ridurre le risorse necessarie al sostentamento (il fabbisogno di cibo), cosa ovviamente utile se il cibo è scarso, e di sfuggire ai nemici in altra maniera (nascondendosi).

Il nanismo si sviluppò anche in zone rimaste isolate (come nelle... isole; scusate il gioco di parole...); date le ridotte dimensioni del luogo, gli animali... si adattarono riducendosi anche loro ma andando ad occupare sostanzialmente gli stessi ruoli ecologici dei loro "parenti grandi".

Nota 6. C'è chi sostiene che i mammuth ed altri animali non fossero adattati al freddo; senza contare le obiezioni sulle datazioni, che spostano i fossili di animali avanti ed indietro nel tempo ad uso e consumo dei creazionisti. Non ci occuperemo qui di simili problemi, questa pagina è dedicata al Diluvio e alle sue (presunte) connessioni con la Glaciazione. C'è chi sostiene che i mammuth ed altri animali non fossero adattati al freddo; senza contare le obiezioni sulle datazioni, che spostano i fossili di animali avanti ed indietro nel tempo ad uso e consumo dei creazionisti.


 
   
       
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Crisi di coscienza,
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o alla propria religione?
Di Raymond Franz,
già membro del
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